Ingrugniamo di meno
stamattina ho trovato davanti alla porta di casa, sotto un sasso fangoso, un biglietto scritto con una grafia così bella che sospetto che sia stata vergata da un monaco amanuense sotto sequestro.
Sconclusionato come solo
Spelacchio sa essere ma che vale la pena di essere letto
“Alle undici di sera al Mulinaccio ha tremato tutto. Me compreso.
Mi è venuta un’ansia che manco quando la Fiorentina difende un vantaggio al
90’. Così ho messo il pastrano e sono uscito a fare due passi, sperando di
trovarti sveglio. Invece a casa tua, buio pesto.
O sei caduto in letargo o ti sei perso in un castagneto.
Pecorone!
L’anno
vecchio è finito, ma qualcosa ancora qui non va. Sono tempucci. In TV e sui
giornali solo facce tristi, ingrugnite come se avessero perso tutti il
portafoglio e la dignità insieme.
La stessa tristezza che hai te negli occhi dopo le partite della Viola.
A Vaiano però qualche segnale buono c’è stato.
Siamo andati allo splendido Concerto della
Quarta Eccedente che non smetteremo mai di ringraziare per la loro bravura, con
la pila in mano. Geniale anche se le braccia si erano indolenzite.
In Bronia si
vedevano le stelle benissimo, perché avevano spento l’illuminazione pubblica.
Una scelta poetica, oppure si erano scordati di pagare la bolletta. Comunque
bello.
I mercatini natalizi non sono andati benissimo.
Colpa di un documentario su Amici Animali TV sulla vita sessuale della marmotta.
Migliaia di spettatori incollati allo schermo. E le vie del centro semi-deserte.
Maledetti loro e la loro programmazione.
E allora, in
mezzo a tremolii del Mulinaccio, castagneti sospetti, mercatini deserti e
marmotte troppo disinvolte, forse vale la pena ricordarsi che la nostra forza è
sempre stata un’altra: la capacità di ridere, di ritrovarsi, di accendere una
pila in mano e farla sembrare una festa.
Che il 2026
ci porti proprio questo: più passione nelle cose che facciamo, più entusiasmo
quando ci incontriamo, più felicità nelle piccole storie quotidiane che tengono
insieme una comunità.
Che sia un
anno in cui ci si guarda negli occhi con meno ingrugnimento e più curiosità, in
cui si torna a riempire i circoli, le piazze, i sentieri, e magari anche i
mercatini (marmotte permettendo).
Un anno in cui
Vaiano – e ognuno di noi – ritrovi quella scintilla che fa dire: “Oh, che
bella la comunità dove vivo.”
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